CIVITA DI BAGNOREGIO

Il poeta Bonaventura Tecchi definì la “Civita” di Bagnoregio “La città che muore” . Oggi persino i cartelli turistici che conducono a questo luogo, tra i più conosciuti della Tuscia, riportano questa frase suggestiva che rende bene l’idea della caducità di questo borgo, costruito su una rupe erosa dalle acque e dal vento e raggiungibile solo per mezzo di uno stretto ponte pedonale. Già percorrendo quest’unica via di accesso, si ha l’idea di un luogo che si sta consumando lentamente ed in maniera inesorabile, corroso a valle da due torrenti e dall’ingiuria degli agenti atmosferici.Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l'immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario.

 

 

 

 

Entrando nel borgo si assapora un clima di altri tempi, domina il silenzio, non ci sono automobili né altri mezzi a motore. Il paese è pressoché disabitato e vive grazie agli esercizi commerciali a servizio dei turisti e soprattutto grazie ai corsi di Architettura della prestigiosa Università americana di Seattle. Oggi la Civita di Bagnoregio è anche un vero e proprio laboratorio naturale dove si sperimentano i sistemi di monitoraggio e le tecniche di consolidamento più avanzate. Questo rende il borgo un punto di riferimento per gli scienziati di tutto il mondo che si occupano del recupero e della salvaguardia dei centri abitati instabili.